lunedì 4 maggio 2015

The Royal Baby


Bene, parliamone. So che sto per pubblicare qualcosa di insolito per la mia bacheca ma…: Kate Middleton. Sì sì, avete letto bene, non il Royal Baby.


KATE MIDDLETON.

Perché è così e ci siamo passate tutte: dal momento in cui quel maledettissimo test segna due lineette rosa tu non sei più tu. Tu sei l’appendice di un altro microessere e sarà così almeno per tutta la vita.
Prima sei “la panza”.

Ma che bella panza!
Ma ciao panzetta!
Ma come sta la mia panzotta?

Basta, la tua identità è perduta per sempre nei meandri ormonali e non della maternità.

Quando poi il principino (perché diciamolo: tutti i nostri pupi sono principini, mica solo il Royal Baby!) viene al mondo, tu non sei più tu. No. Tu sei “la mamma di” (e vi risparmio quanto tutto questo sia stato frustrante in Africa, dove persino i parenti in quindicesimo grado e i passanti per strada ti chiamano “mamma-di-tizio”!).

Ora immaginatevi come deve sentirsi ‘sta povera anima della Kate, che non era già più Kate quando ha deciso di accompagnarsi al bel bietolone d’Inghilterra.
Piano, piano, rinfoderate l’ascia di guerra e asciugatevi la bava da rabbiose: lo so che si è impalmata uno dei 5 uomini più ricchi al mondo, e che per osmosi probabilmente invece della cacca produrrà diamanti ma… c’è un ma. Tutto questo a che prezzo?

Mi rivolgo a voi, puerpere che furono. Non ditemi che avete dimenticato il trituramento di palle del parentame nei giorni prima della fatidica delivery date.
Chiamate da ogni angolo del globo: “Si fa attendere eh l’erede?”
Nonne intente a sferruzzare e puntincrociare compulsivamente al grido di “Allora? Ancora niente?”
Non essere più libera di fare una telefonata a tua madre senza che questa alzi la cornetta con voce affannata proferendo le uniche due parole rimaste nel suo vocabolario: “Ci siamo?”

Grande aiuto per diminuire la pressione.


E immaginatevi questa pressione moltiplicato per quel paio di miliardi di persone attaccate a ogni forma di comunicazione virtuale e non, che nel mondo attendono la notizia, anziché farsi una padellata di sanissimi cazzi propri. Con l’ausilio ovviamente dei media che campano di questo ciarpame.

E non apprezzano la discrezione di una delle donne (potenzialmente) più potenti del mondo che a differenza delle Belin/Belen nostrane non ha speso nemmeno un rigo su twitter per raccontare i suoi mal di schiena, le nausee, le ansie, le preoccupazioni e le gioie di ogni neo mamma.
E mi auguro che continui su questa linea di discreto silenzio, dato che ci siamo già noi, qui fuori, a far rimbombare ogni peletto che tira alla sua regale mussa sulla grancassa del nostro voyeurismo.

Un po’ di silenzio cacchio, un po’ di pace per quello che è l’unico momento, insieme alla morte, che appiana i livelli sociali e ci rende tutti (e soprattutto, tuttE) uguali.

Una mamma col suo bimbo, niente più.