lunedì 3 febbraio 2014

Childfree, ovvero: liberidainani(urlanti)


E così, sembra che questa nuova tendenza stia sbarcando anche in Europa, direttamente dall’America – e quando mai?: quella childfree, ovvero liberidainani(urlanti).

In pratica molte catene di ristoranti, locali, alberghi, resort e persino compagnie aeree, sta applicando questa restrizione, insomma, un vero e proprio divieto per i bambini a frequentare le citate attività, che hanno posto vari limiti di età agli avventori, che per alcuni non possono essere sotto i 12 anni, per altri sotto i 14, e altri addirittura alzano la barretta fino ai 18.

E sul web si è scatenato l’inferno.
Quelli che: ah, ma i cani adesso possono entrare dappertutto e i bambini no (???)
Quelli che: ah, era ora, non ne potevo più di bambini urlanti nei ristoranti
Quelli che: ah, ma i veri responsabili, a cui bisognerebbe vietare l’ingresso, sono i genitori.
Quelli che: ah, e allora vietiamo l’ingresso anche ai negri, ai gay, agli ebrei (?????@#!!!)
E ovviamente quelli che: ah, è una vergogna, qui si ledono i diritti dei bambini, e guai a chi tocca il mio virgulto che ha tutto il diritto di correre e urlare dove più gli pare.
Bene, dico la mia.

In quanto madre di un nano duenne, quasi treenne ormai, che non sta seduto per più di 5 minuti consecutivi se non lo fisso alla sedia con la sparachiodi, che ama esibirsi in piazzate in stile dramma napoletano, che Mario Merola gli fa un baffo, e che mediamente adora stare al centro dell’attenzione, trovo il divieto piuttosto equo.

Insomma, diciamoci la verità, genitori e non: quanto fracassa i maroni un pargolo che scorrazza fra i tavoli? Che urla, piange, fa i capricci? Che non vuole mangiare, che si butta per terra e magari sul più bello se la fa addosso?
Anche se si parla del sangue del nostro sangue, e forse a maggior ragione, siamo in grado di riconoscere quale rottura di coglioni sia uscire coi figli?
E soprattutto, siamo in grado di ammettere che esistono luoghi che non sono adatti a bambini piccoli?
Voglio dire, portereste mai un neonato al cinema o a teatro?
Credo di no.
E allora perché non estendere la stessa logica del buonsenso a ristoranti, alberghi e locali (specialmente quelli considerati un po’ trendy/chic, quelli dove si può consumare il tanto detestato apericena – argh!! – per capirci).

Questo provvedimento mi trova d’accordo; perché penso che sia un sacrosanto diritto per una coppia childfree godersi una serata in santa pace.
E nel mucchio ci metto anche i genitori childfree solo per una sera, che magari hanno voglia di godersi una serata DA SOLI, dopo aver i salti mortali per incastrare impegni lavorativi, nonni e babysitter per tentare di passare due ore intavolando una conversazione tra adulti - che non comprenda argomenti tipo: asilo, cacca, nanna, Toy Story, Spidermand e le tartarughe Ninja - e senza essere interrotti ogni sette secondi da un nano urlante che vuole attenzioni.
E pensa se invece di una serata due sentissero la necessità di regalarsi persino una settimana di relax, sono da condannare per questo? E la pena da scontare quale sarebbe? Sorbettarsi i nani urlanti altrui???

E poi scusate, ma devo spezzare una lancia a favore della categoria di genitori (in cui rientro anche io peralto),  che si è ritrovata in sorte un demone urlante, e non un bambino.
Perché anche io, come voi, quando vedevo certe scene fra me e me dicevo: MAI, a me non succederà MAI, quelli sono genitori incapaci in balia di un tiranno.

Ecco, non funziona esattamente così.

Perché i bambini, anche i più angelici, passano quella fase LI’, che può durare alcuni mesi, o alcuni ANNI.
E non funziona niente: le minacce, le punizioni, le botte, i metodi dolci, il dialogo, i ricatti, i castighi.
NIENTE.
Non si tratta di essere genitori inadeguati, ma di avere a che fare con un demone.
Certo la nostra intelligenza sta nel prenderne atto, ed evitare il più possibile di mettersi in situazioni in cui il demone potrebbe scatenarsi senza controllo.
E ovvio, comporta sacrifici. Ma poi passa. Giuro che passa.
Solo che, bisogna dare atto a ristoratori ed avventori, che è piuttosto ingiusto che siano loro a dover tollerare certi comportamenti, anziché essere noi genitori ad arginarli.

Ciò detto, mamme chiocce, prima di lapidarmi in pubblica piazza aggiungo che…naturalmente c’è un MA.

Un grosso MA.

Tutto questo sarebbe bellissimo e meraviglioso se non stessimo parlando dell’Italia, che sta vedendo picchi di crescita demografica in caduta libera e che, soprattutto, credo sia il paese meno child friendly del mondo.

Insomma, chi ha scritto l’articolo fa un buffo riferimento, dicendo che questo modello liberodainani(urlanti) sta sbarcando persino in Nord Europa, in paesi notoriamente child friendly.
Ecco, la cosa buffa per conto mio è stranirsi, come se questa fosse una contraddizione, un ossimoro, un’assurdità: ma come? la Svezia, che ha fasciatoi, vasini e animatori disponibili a intrattenere i nani persino in metropolitana, sposa un modello childfree?
Eh, ben per questo no?
Così l’offerta è equilibrata.

Voglio passare una serata in famiglia? Scelgo il ristorante coi tavolini in stile Montessori, coi tappeti di gomma colorati e le cameriere baby-sitter che imboccano i nani al posto mio.
Voglio passare una serata da sola con mio marito, o con amici ADULTI? Scelgo un locale childfree, e grazie a dio qualcuno ci ha pensato!

In Italia come potremmo mai raggiungere questo equilibrio?
Siamo il paese dove non esiste un angolo “bambini” nemmeno da PRENATAL, rendiamoci conto. Che quando io andavo a fare gli ultimi acquisti con Pupi di 4 mesi, manco una poltrona per farmi allattare c’avevano, per non parlare di un cazzo di fasciatoio da 8€ dell’IKEA.

Da PRENATAL capisci? Mica ero al concessionario Wolskvagen…

Siamo il paese in cui si paga la retta persino all’asilo comunale, il paese che non contempla orari flessibili, part-time o agevolazioni per le mamme lavoratrici.
Il paese in cui la famiglia è sacra, la MAMMA è sempre la mamma, ed è tradizionalmente ITALIANA, eppure non siamo in grado di organizzarci per accogliere come si deve un neonato, una nuova risorsa per questo paese allo sfascio, e lasciamo questa responsabilità agli immigrati, incazzandoci poi se ci rubano posto negli asili o nelle case popolari.
Ma sto divagando.

Basterebbe che a tanti locali liberidainani(urlanti), se ne affiancassero altrettanti attrezzati per i nani.
Che poi basta poco eh? Un seggiolone, qualche giochino, un tavolo con fogli e matite colorate, un angolo riservato solo a loro in modo che non spacchino timpani e maroni a tutto il locale.
Bah, sarà che io vivo pure in una regione che è inospitale per definizione, tanto da finire pure oggetto di una famosa e geniale parodia (Liguria, non hai ancora visto niente!), nonché una delle più vecchie d’Europa; però il rischio di una politica liberidainani(urlanti), almeno qui da noi, è se va bene di condividere la pizza col gruppo vacanze della casa di riposo “Arzilli vecchietti”, se va male, di dover chiudere i battenti per carenza di clientela.

Tutti morti.

Di noia.

E di vecchiaia.

Meditate gente, meditate.