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domenica 29 maggio 2016

A proposito di figli maschi...


Volevo un figlio maschio e ho avuto un figlio maschio.


Nessuna  velleità edipica, non volevo un principe azzurro in miniatura (per la serie: l’uomo della mia vita l’ho fatto io… che la terra si apra sotto i miei piedi e mi inghiotta se mi sentite affermare una roba simile), né la praticità del pisello per fare pipì in emergenza.
La verità è che non so fare le treccine, e l’idea di una figlia femmina coi capelli afro da acconciare, mi mandava nel panico.
E a dire il vero mi spaventavano anche i vestitini tutti fiocchetti e inserti in pelle, le borsette, le Barbie, lo smalto fuxia, le Lelly Kelly, il primo rossetto, le minigonne, mandarla in giro di sera da sola, la mancanza di pari opportunità sul lavoro, le mestruazioni, la prima volta, la ceretta, l’anoressia, la cellulite, gli anticoncezionali, le battaglie femministe, la dieta, l’indipendenza economica, i tacchi, i “cos’hai? Ma ti devono venire?”, partorire, conciliare famiglia e lavoro, i ricatti morali, il “trovati una casa vicino a me così quando sono vecchia mi accudisci” e la menopausa.

Diciamo la verità: i maschi sono più semplici.
E hanno vita più semplice.
Questo non significa però che sia più semplice educarli; specialmente in una società dove, solo per il fatto di essere uomo, hai la strada spianata.

giovedì 19 maggio 2016

Mammacheblog 2016

Una settimana fa ero al mio primo Mammacheblog.
Un’esperienza che qualunque blogger dovrebbe fare, almeno una volta.

Per sfruttare un'occasione unica di formazione e condivisione; ma soprattutto per rendersi conto dei propri limiti e per far vacillare qualche certezza.

E visto che mettermi in gioco è una delle mie attività preferite, direi che ero la persona giusta nel posto giusto.
 
Per quanto mi riguarda è stata una vera e propria rivoluzione di pensiero.
 
Sto ancora elaborando le informazioni ricevute – tantissime in poco tempo purtroppo, perché al pomeriggio ho dovuto fuggire per rientrare a Genova - e tentare di farne buon uso.
 
Sono successe diverse cose belle.

mercoledì 3 febbraio 2016

Influenza e viaggi nel tempo

Sono sopravvissuta a una settimana intera di influenza mia e di Davide e nessuno si è fatto male.
Voglio l’oscar come miglior madre dell’anno.
ADESSO.
Sono riuscita a non ucciderlo quando, agonizzante sul divano (io ovviamente) e dolente in ogni angolo del mio corpasson, mi saltava in braccio con l’entusiasmo che solo la febbre a 39 (sua) può donarti.
Mi sono inventata qualsiasi cosa per intrattenerlo.
Abbiamo persino fatto una torta che langue nel forno e nessuno mangerà mai.
Abbiamo prodotto un meraviglioso costume di Carnevale, che chissà se riuscirà ad indossare.
Ma soprattutto, abbiamo rispolverato i “must” degli anni ’80.
Una settimana chiusa in casa è equivalsa ad un viaggio nel tempo.
I nonni, santi nonni – provvidenziali nonni, in preda allo sconforto, hanno dapprima saccheggiato Tiger, riempiendo la casa di album da colorare e troiai di varia natura per intrattenere Davide, e infine hanno sfoderato l’asso nella manica.
Il Grillo Parlante.
Conservato come una reliquia e ancora perfettamente funzionante, che con voce nasale talvolta incomprensibile scandiva “scrivi e premi controllo: MOVE”
“Mamma cosa vuole dire MOVE?”
“Ma niente amore, ha detto NOVE, con la N”
“No no, è MOVE, senti.” Schiaccia “replica” strisciando le ditina come facevo io da piccola.
“MOVE”
Cazzo dice proprio MOVE.

martedì 6 ottobre 2015

Riflessioni sparse sull'amicizia tra donne

Sostengo da sempre che il culo che non ho mai avuto in amore io ce l’ho con le amiche.

Se le mie storie sbagliate ormai non si contano, le amiche si contano eccome, sulle proverbiali dita di una mano; e nel mio caso di mani me ne servono almeno due, e forse anche un piede.
Ho tante amiche, sfatando il mito che vuole che le amicizie, quelle vere, siano poche e scelte.
Così, a prima botta posso contare almeno una dozzina di persone che chiamo amiche, nel senso pieno, a 360 gradi del termine.
Ognuna con caratteristiche diverse, che ho voglia di incontrare a seconda dei mood o delle cose da fare.
Un po’ come gli psicanalisti di Stanford in Sex and The City: una per quando voglio farmi coccolare, una per quando voglio farmi maltrattare, una che sappia dirmi la verità in faccia brutalmente, una per ammazzarsi dalle risate, una per i concerti di Carmen Consoli e una per quello di Elio e le Storie Tese e Daniele Silvestri; ci sono le amiche da cinema e da teatro; quelle da aperitivo fashion o da birretta sul mare.

domenica 27 settembre 2015

Di indipendenza, lampade e panini

L’indipendenza si paga.
Con la solitudine, e un fardello enorme di responsabilità da smazzarsi da soli, sulle spalle.

L’indipendenza è una delle mie caratteristiche principali; chiunque mi conosca credo usi come primo aggettivo “è una donna indipendente”. Una testa di cazzo cosmica viene subito dopo, naturalmente.
Ma probabilmente anche quello fa parte del pacchetto.
Con gli anni mi rendo conto che mi sto inasprendo.
Sono sempre meno tollerante, meno incline a concedere seconde possibilità, più esigente, e allergica al prossimo.
Sono troppo abituata a cavarmela da sola, a stare da sola, a prendermi oneri e onori delle mie scelte.
Mi chiedo quanto peso abbia tutto questo nelle mie decisioni, nella mia vita di coppia, nel mio essere madre.
Non sono mai stata fatta per la vita a due intesa come due cuori e una capanna, sono una sostenitrice convinta dell’individualità, i miei spazi sono sacrosanti, i miei amici ancora di più.
L’unica convivenza che ho intrapreso è naufragata, senza via di ritorno.
E l’unica convivenza che per il momento tollero è quella con un terremoto di quattro anni e mezzo che mette a dura prova tutte le mie convinzioni.

lunedì 21 settembre 2015

Maccaia e riflessioni di settembre

La maccaia stringe Genova in una morsa di umidità spaventosa, riducendo l’aria a brandelli di spugna, talmente carichi d’acqua da sentirteli addosso.


Annebbia il cervello con malinconiche ed umidiccie riflessioni settembrine, unite a quelle estive che mi macinavano il cervello già durante gli interminabili viaggi in macchina da sola in direzione Pu.
Riflessioni ovviamente su Pu e sulla vita.

Cosette così, da viaggio di piacere.

E stringe la mia cervicale, come la morsa letale del boa costrictor, inducendomi attacchi nauseanti di labirintite.
Con la labirintite non puoi fare nulla, solo impasticcarti e aspettare che passi, con la sensazione di essere seduti in barca col mare a forza nove, fuggire sì ma dove, zan zan.

venerdì 18 settembre 2015

Estate 2015

E anche quest’anno siamo sopravvissuti.
L’estate è passata, interminabile e rapidissima, tra chilometri macinati su e giù per la riviera come una palletta impazzita, sconfinando ogni tanto anche verso la Francia.


Per la prima volta nella sua vita, Pu ha realizzato cosa siano le vacanze.
Passando da “mamma, sono contento di non andare all’asilo e di andare al mare, nuotare sott’acqua e anche andare a cavallo!” dichiarazione di giugno, a “mamma ma quando torniamo a casa? Voglio andare all’asilo, mi mancano le maestre!” di pochi giorni fa.

mercoledì 26 agosto 2015

Fenomenologia del tipo da spiaggia

In questa lunga estate 2015 ho avuto modo di confrontarmi con alcuni amici sulla fenomenologia del tipo da spiaggia.
E di misurarmi ancora una volta con la mia incapacità di essere femminile; comincio a pensare ad una mutazione genetica, altrimenti non si spiega come l’altra metà del cielo intorno a me sia sempre impeccabile mentre io sembro sempre appena uscita dalla lavatrice.
Dopo la centrifuga e senza stiratura. In spiaggia poi, tutto questo viene amplificato in maniera esponenziale.
Se già normalmente io sono l’anti-tacco e l’anti-trucco per eccellenza, portare invece tacco e trucco anche in spiaggia, alle perfettine serve solo ad ampliare l’abisso che ci separa. E non importa se con la loro ciabattina col tacco sprofondano goffamente nella sabbia, che di più buffo ho visto solo chi entra in acqua con le pinne; loro mantengono la dignità anche in quel frangente, forti del perfetto pendant del sandalo gioiello con costume e pareo.
Io potrei ambire al massimo alle “Sabbioline”, trend della riviera ligure 2015, che di più kitch esistono solo le De Fonseca con le paillettes.

giovedì 20 agosto 2015

Come colmare il baratro estivo, ovvero: di amiche, shopping e margarita

Agosto è anche questo per noi mamme lavoratrici.

I giorni di ferie che non bastano mai, e puoi tirarli come vuoi ma se li prendi ad agosto lavorerai a Natale, come la classica coperta troppo corta.
E allora, per coprire questo baratro infernale che è diventata l’estate da quando sono madre, figli e marito se ne vanno in vacanza, in una moderna inversione di ruoli che coinvolge me e tante amiche nella stessa situazione.
La casa è vuota e silenziosa, la sera non devi correre a mettere su cena, al mattino non devi alzarti un’ora prima per stendere e preparare la colazione.
La camera dei bambini è perfettamente in ordine, non serve quasi nemmeno passare l’aspirapolvere.
Riesci a stare seduta sul divano per più di cinque minuti senza che qualcuno sotto il metro e venti ti assilli con un “mammamammamammamamma”.
Puoi vedere tutta la TV trash che vuoi.
Puoi persino azzardare un film in streaming.
Puoi evitare di cucinare, e persino di stirare.
Passato il primo momento di smarrimento, in cui alla fine della fiera i piccoli mostri ti mancano da morire, realizzi una cosa sola: LA LIBERTA’.

lunedì 20 luglio 2015

Tempo al tempo

Tempo… prezioso! Cantava Jovanotti, quando ancora si faceva chiamare Jovanotti, nel lontano 1992.
Ultimamente rifletto spesso sul concetto di tempo, che passa, che manca, che non basta mai, che corre, che sfugge, che non passa mai, e anche di tempo in versione meteorologica, ché a seconda se piove o se c’è il sole il mio umore vacilla e la mia giornata può essere stravolta.


Niente come un figlio ti riporta alla nozione del tempo.
Da quando c’è Pu il tempo scorre alla velocità della luce, io mi sento invecchiare e vedo lui trasformarsi e mutare: un giorno posso tenerlo sull’avambraccio e un pezzetto di mano, e in un batter d’occhio arriva a suonare il campanello e ad aprire la finestra del terrazzo, facendomi invecchiare di altri dieci anni in un colpo solo.
Il tempo che non passa mai, nelle notti in bianco e nelle giornate in cui distrutta devi comunque andare al lavoro.
Il tempo che vola, scandito dall’anno scolastico.

mercoledì 1 luglio 2015

Etichette e gabbie mentali

Riflettevo in questi giorni sul cambiamento che Pu ha avuto da quando ha cominciato l’asilo “dei grandi”.
Nel bene e nel male è cresciuto molto, si è calmato un pochino (anche se la sua natura irruenta ha sempre il sopravvento), e si è smaliziato parecchio (la maestra all’asilo vuole che faccio così, ma ora non siamo all’asilo e la maestra non mi vede, quindi faccio a modo mio).
Ma la cosa che mi fa più pensare è il cambiamento che ha avuto rispetto ad alcuni dei valori chiave che ho sempre cercato di trasmettergli. (Per non chiamarle “etichette mentali che io gli avevo affibiato”)

Vuoi per la nostra situazione familiare - un papà africano, una mamma atea con ambizioni artistiche frustrate (J) -  vuoi perché io sono stata cresciuta così, ho sempre cercato di dare a Pu una visione della vita e del mondo il più ampia possibile.
Cerco di trovare un equilibrio per non passare per la “snob-radical chic-che-fa-tanto-figo”, quindi doso gli spunti montessoriani con quelli più beceri.
Tipo se stasera andiamo al teatro occupato a vedere lo spettacolo delle bolle del teatro degli artisti di strada caucasici per finanziarne l’autogestione, domani compensiamo con film al multisala, secchiello di pop-corn da 15€ e cena all’Old Wild West. (Mac Donald no, scusate, ma non ce la faccio….argh! ecco il demone snob-radical chic che esce fuoriii!)
Per dire.

venerdì 5 giugno 2015

Trucco e Parrucco

Dopo mille dubbi e tentennamenti l’ho fatto: ho cambiato parrucchiere.

Lo sapete, noi donne col nostro parrucchiere di fiducia abbiamo un rapporto conflittuale, di amore e odio.
Il mio poi è lo storico parrucchiere del quartiere: attivo dagli anni ’60 (periodo a cui risale l’ultimo rinnovamento di locali e arredamento, che include un divanetto in cavallino zebrato che ormai è tornato di moda tanto è vintage, e muri color del pidocchio – cit. Magenta), è diventato ormai luogo di ritrovo delle vecchiette che amano passare lì il tempo, snocciolando aneddoti, pettegolezzi e acciacchi come nemmeno al medico della mutua, e sorseggiando spuma all’ora dell’aperitivo, che lui elargisce a piene mani attingendo al bar sottostante (anche quello, storico come e più del parrucchiere stesso).
Potete quindi immaginare lo stile…

giovedì 13 novembre 2014

Mamma perfetta


Avrei voluto essere una mamma diversa, sempre sorridente, sempre pronta ad accogliere, coccolare, ascoltare. 


Avrei voluto essere capace di tornare a casa dal lavoro e mettermi a giocare con te, con puzzle e formine di Didò, magari chiederti di aiutarmi a preparare la cena, affettare verdure, infilare collanine con la pasta.

Avrei voluto avere la pazienza di insegnarti ad andare in bicicletta, il tempo per portarti in piscina, in biblioteca, a spettacoli di teatro e di burattini, a laboratori creativi dove si possono ascoltare storie e pasticciare con la pittura.

Di più, avrei voluto farti pasticciare io con la pittura, magari allestendo un angolo di casa tutto per te, dove colorare senza il timore di sporcare, e dipingere con le mani e coi piedi, e sporcarti fino alle orecchie, tanto poi avremmo potuto fare un bel bagno rilassante con tante bolle e gli animali di plastica colorati.

giovedì 21 agosto 2014

Scheletri nell'armadio - Parte II


E dopo le mutande, ho attaccato le calze.
Naturalmente coinvolgendo un'altra volta Magenta nel duro compito del triage...

IO: Tipo ‘ste calze
Dimmi dove cazzo vado che sembro una salamandra 
E queste? Da signora dei Muppet? Vengono giusto bene per calcolarmi l’età come coi tronchi d’albero.

M. (altra riga di emoticon con le lacrime)



venerdì 27 giugno 2014

Estate



Questo periodo dell’anno mi trova sempre un po’ irrequieta, come se mancasse qualcosa, come se invece qualcosa di meraviglioso ed inaspettato stesse per arrivare.


Sono le vacanze estive, che nonostante per me il termine "vacanza" sia ormai sinonimo di "vacanza di tempo" (datemi giornate di 40h!), si portano sempre appresso quel clima festoso e spensierato.

Anche se coincidono con il periodo più stressante dell’anno al lavoro e con il più complicato  in termini di logistica di “piazzamento nano”, che mi costringe a salti mortali, valigie mai disfatte, andate e ritorno in macchina, treno e velocipede, percorrendo chilometri infiniti di spola tra casa, lavoro, campagna, mi resta addosso quella sensazione di leggerezza che giugno per me ha sempre rappresentato.


sabato 12 aprile 2014

Che fatica essere donne (in Italia)


E’ faticoso essere donne in questo paese.
Donne con un cervello pensante poi.
Faticoso ricominciare da zero a spiegare concetti lapalissiani, riprendere le fila di discorsi triti e ritriti, rimettere in discussione concetti che si davano per assodati.

Mai dare niente per scontato, mai.

Vi faccio un esempio: l’autodeterminazione delle donne. Si direbbe un concetto chiaro, lampante, oserei dire scontato.
Ma no.
Arriva sempre qualcuno a puntare il ditino, ché tant’è ‘sta libera scelta sul corpo delle donne a qualcuno ancora non va giù.

Il problema è che quando questo qualcuno non solo è Ministro di uno dei principali Ministeri italiani, ma è pure una donna… l’incudine sulla testa è difficile da scansare.

sabato 22 marzo 2014

Old times, good times


Ieri sera sono uscita per andare a fare un massaggio shiatsu; un’amica si sta diplomando e io mi sono offerta come “cavia”, con grande sollazzo della mia cervicale. 

Ebbene, esco da sola, alle 20.00, in moto, fuori l’aria tiepida, primaverile, e io che guidavo godendomi la mia Genova dall’alto.
Non succedeva da una vita.

Quella vita che all’improvviso si è affacciata, richiamata alla memoria dall’aria tiepida di primavera, carica di odori e suoni così familiari. Sono arrivati tutti insieme come un’onda in faccia, ricordi ed emozioni, di una vita fa.

Un’altra vita per essere precisi.

giovedì 6 febbraio 2014

Nuovi orizzonti: il pilates


Preso atto della situazione disastrosa delle mie chiappe, e pur conscia di essere ormai vicina al baratro dell’irreversibile, sull’onda della disperaz entusiasmo, mi sono iscritta a pilates.

Perché pilates?
Domanderete voi maliziosetti e pieni di pregiudizi verso questa corroborante disciplina.

Perché ero alla ricerca di un’attività sportiva che fosse al tempo stesso tonificante e drenante, ma che avesse buoni influssi sullo spirito.
Perché io non mi accontento di contrastare le flaccidità e l’adipe no, io ho bisogno di affinare il controllo, la forza, la concentrazione.
Perché il Pilates prende spunto da discipline orientali quali lo yoga e il do-in giapponese, per cui tempra al tempo stesso lo spirito e il corpo.

Stronzate.

mercoledì 23 ottobre 2013

Siamo tutte Wonderwomen


Mi alzo alle 7, fuori è ancora buio e comincia a fare freddo al mattino a piedi scalzi.
Accendo la luce piccola in cucina per non svegliare ancora i miei uomini e vado in bagno, cercando di non fare rumore. Mi infilo sotto la doccia, velocemente.
Odio lavarmi al mattino.
Preferisco tenermi addosso il tepore del letto, e regalarmi piuttosto una lunga doccia serale, mettermi a letto pulita.
Ma ieri sera abbiamo fatto le ore piccole, era il compleanno di una cara amica, e non ho saputo dire di no, anche se stamattina per svegliare tutti serviranno le cannonate.
Preparo il bibe con latte e biscotti per Pu, e finisco di preparare la mia borsa del pranzo; l’insalata dal frigo, un po’ di frutta per lo sbrano pomeridiano, onde evitare di mangiarmi 8 barette Kinder.


Lascio i soldi per pagare l’asilo sul tavolo a Pi, oggi è il primo del mese.
Entro in camera e cerco a tentoni gli abiti che ho preparato ieri sera, stratagemma utile per risparmiare qualche minuto ed evitare di arrivare in ufficio con la maglia indossata al contrario o i calzini spaiati.
Quasi quasi carico la lavatrice, Pi stenderà quando torna a casa, dopo aver accompagnato Pu all’asilo.

sabato 14 settembre 2013

Orgoglio e pregiudizio, ovvero: nessuno mi può giudicare!


Cosa pensate quando incrociate per strada una coppia mista? Siate sinceri, dai.

Faccio qualche ipotesi (molto politically uncorrect):

Lui nero – lei bianca: lei sta con lui solo perché ce l’ha grosso; lui sta con lei solo per i soldi/documenti

Variabili possibili:

1. Lei bianca ha il doppio degli anni di lui nero: “ecco, la solita tardona che va a cercarne un po’ in terra africana/brasiliana/cubana per darsi l’ultima botta di vita”. Lui: vedi sopra, con l’aggravante che in cambio deve pure concedere favori sessuali


2. Lei bianca è obesa, lui nero un figo da paura: “questa poteva sperare di trovare un bronzo di Riace di tal fatta in Italia che se la prendeva!” Lui: vedi sopra, con l’aggravante che si accompagna ad un cesso.

3. Lui bianco ha il doppio degli anni di lei nera: “ma ti pare? Un uomo della sua età? Sicuro che lei è la badante. O peggio, un ex prostituta che sta con lui solo per gratitudine!”

Potrei andare avanti.